Di fronte ad una situazione critica l'organismo raddoppia il numero dei pensieri che attraversano la mente. Succede nella preoccupazione, nella vergogna, nel dubbio, quando siamo arrabbiati oppure depressi. Queste emozioni portano con sé un aumento della frequenza (e/o dell'intensità) dei pensieri stessi.
Ci troviamo perciò con due linee di pensiero parallele. Una è voluta da noi, riguarda la scelta di affrontare una questione che ci preme, ma anche di mollare la presa perché non ci sono nuovi elementi oppure semplicemente per riprendere fiato. L'altra è fisiologica, conseguente alle emozioni che proviamo (che hanno una temperatura elevata visto che la questione per noi è rilevante), chiede a gran voce di essere ascoltata, "non sa aspettare".
Questi pensieri ci appaiono uguali nel contenuto (perché riguardano ambedue la stessa faccenda), ma sono profondamente diversi nella forma (volontari i primi e automatici i secondi).
La contromisura per gestire emergenze come questa, è imparare a conoscere il fenomeno della proliferazione dei pensieri e ricordare che il nostro impegno nell'ingaggiarli e analizzarli, deve essere ridotto almeno della metà. Una volta che abbiamo fatto tutto quello che c'era da fare per un problema, ripercorso le stesse soluzioni più volte, occorre sforzarsi di dedicargli minore attenzione, anche se non è risolto.
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